Storia del Ballo

Salsa Caliente organizza corsi di Salsa Cubana, Bachata Rueda, Rumba, Son, Merengue, ChaChaCha e Bachatango e propone balli di gruppo.


L’insegnamento delle Danze Caraibiche Latino Americane è eseguito sia attraverso corsi collettivi che lezioni individuali per tutti i livelli. 
La scuola cura anche l’ organizzazione di spettacoli, serate di ballo, stage al mare, in montagna, alle terme e vacanze di gruppo.


IL DANZON:
Nel XVIII secolo, insieme ad altri balli, approdò a Cuba proveniente da Francia e Inghilterra la Contraddanza, un ballo originario del Vecchio Continente e in voga in tutte le corti d’ Europa. Nei saloni dell’alta borghesia cubana cominciarono così a proliferare i balli figurati a questi ispirati.

RUMBA:
Se il Danzon è considerato il nonno paterno della Salsa, sicuramente possiamo affettuosamente definire la Rumba come sua nonna materna. La Rumba era in origine una musica molto primitiva che utilizzava per la sua esecuzione due bastoncini di legno chiamati claves, alcuni cucchiai, delle casse di legno chiamate cajones, e a volte addirittura delle pentole. Con il tempo, e una maggiore possibilità di dedicarsi alla musica, alcuni degli elementi ritmici e melodici si andarono precisando fino a definire il carattere della Rumba, creando così le basi per la formazione di vari generi quali il Guaguancò, il Yambù e la Columbia, che sono attualmente le varietà più conosciute.

MAMBO:
Nel 1938, il musicista cubano Oreste Lopez , che suonava piano e violoncello nella celebre orchestra di Arcano y sus Maravillas, aggiunse al tradizionale Danzon una terza parte più movimentata, battezzata “mambo”, in cui motivi sincopati derivanti dal Son Montuno si univano ad improvvisazioni di flauto. Un altro contributo alla nascita del Mambo fu dato da Arsenio Rodriguez che sviluppò un contrappunto musicale denominato “diablo”, che rompeva gli schemi tradizionali fino ad allora in voga. Fu nel 1948 che Perez Prado, un pianista originario di Matanzas, mise nella valigia il “mambo” di Orestes e il “diablo” di Arsenio e partì per il Messico in cerca di fortuna. Ispirandosi al suono delle big band americane seppe dare gloria mondiale al nuovo ritmo accelerandone il ritmo e dando grande spazio alla sezione fiati. Il primo grande successo di Perez Prado fu “Que rico el Mambo” del 1951 a cui seguirono hit incredibili come “Ciliegi rosa”, “Patricia”, “Mambo jambo” e “Mambo n.5”.Paradossalmente il Mambo ebbe più successo al di fuori di Cuba, forse perché le sue figure e i suoi passi non nascono da un evento spontaneo, ma sono frutto della creazione a tavolino di alcuni coreografi. La sua influenza su tutta la musica latina è stata comunque enorme e ancora oggi nelle moderne composizioni salsere vi è una parte musicale definita “mambo”.

CHA CHA CHA':
Nel 1951 il maestro Enrique Jorrin compone il brano “La Engañadora”, considerato in assoluto il primo Cha-cha-chà della storia. Nel Cha-cha-cha cubano i ballerini entravano in levare, mentre nella tradizione americana diverrà popolare entrare direttamente sul primo tempo. Il suo ritmo allegro e contagioso alimentò la fantasia dei ballerini, così i più virtuosi iniziarono a riunirsi in circolo per eseguire la cosiddetta Rueda de Cha-cha-chà, dalla quale deriva quella che in seguito fu chiamata Rueda de Casino.


CASINO:
Negli anni Cinquanta i giovani cubani delle classi meno agiate si riunivano la domenica pomeriggio nei saloni del Casino Deportivo della Playa de Marianao (oggi Cristino Naranjo). Qui si tenevano dei tè danzanti, e fu proprio in queste feste che si cominciò a ballare tra il 1958 e il 1961 il Cha–cha-chà in circolo o Rueda. Il grandissimo successo che stava riscuotendo il Rock and roll nel mondo influenzò il ballo cubano fino ad introdurre la tipica apertura nella quale i ballerini si aprono e si chiudono battendo i palmi delle mani. Altra chiave fondamentale del Casino fu una variante chiamata Dile que no che portava la coppia in posizione aperta per poi eseguire alcune figure. La Rueda de Casino era inoltre distinguibile per la sua grande creatività, in quanto ogni “circolo” poteva creare figure proprie i cui nomi erano di creazione anonima e popolare, caratterizzati dalla loro capacità di sintetizzare in uno o due vocaboli l’essenza dei movimenti che la figura prevedeva. Tra le figure che potremmo definire “storiche” ricordiamo: Saca el agua dal pozo, Vamos arriba o vamos abajo, Enchufla, Dame una, Vacilla, Adios a la prima, Adios con hermana, Bikini.


LA TIMBA:
Negli anni Novanta paesi come Spagna e Italia assistono all’esplosione della Salsa; una grande massa di turisti a caccia di avventure si riversa sull’isola di Cuba (El caiman come la chiamano i suoi abitanti) reclamando la sua buona dose di Salsa. I locali salseri diventano col tempo ritrovo di turisti danarosi spesso incapaci di ballare e di giovani jineteras che, in mancanza di un cavaliere, incominciano a ballare da sole dimenando vorticosamente il ventre al fine di portare all’ eccitamento le loro vittime di turno. In questo modo spontaneo sta nascendo un nuovo ballo; infatti questa maniera di ballare viene recepita anche dai musicisti locali che iniziano a sperimentare soluzioni musicali che fondano la vecchia musica cubana col Funky e con l’Hip Hop. A partire dalla seconda metà degli anni Novanta la musica cubana abbandona così i canoni un po’ severi del Son, per dare vita a un nuovo movimento musicale: la Timba che certamente ha rivalutato la tradizione rumbera di questo popolo attraverso cellule di movimento quali il tembleque e il despelote. Il tembleque è un movimento caratterizzato da un incessante movimento del tronco, in particolare del petto; mentre il despelote è un insinuante movimento del bacino.

BACHATA:
Fino dagli anni Trenta la Bachata, proposta come ballata popolare, raccontava storie romantiche di amori infelici, abbandoni e povertà.Come il Tango in Argentina anche la Bachata fioriva nei luoghi equivoci e solamente grazie all’ emittente dominicana Radio Guarachita, riuscì ad attirare l’ attenzione del pubblico e di ottimi cantanti che favorirono la sua elaborazione in quanto genere musicale. Juan Luis Guerra portò infine questa musica al successo internazionale con la compilation “Bachata Rosa”.


LA CUMBIA:
La Cumbia ci ricorda che molto tempo fa lunghe file di schiavi neri incatenati non rinunciarono a ballare bensì trovarono in una danza il modo di cancellare per un po’ le ombre della realtà. La principale caratteristica di questo ballo è il trascinamento del piede sinistro, con il destro che marca il tempo e comanda i movimenti.


SALSA:
La Salsa è un ballo assolutamente atipico, privo di regole e di schemi, che si è evoluto in maniera autonoma recependo le influenze più svariate. Non esiste una sola Salsa, bensì diversi modi di interpretare la stessa musica; differenti stili frutto della creatività dei popoli che li hanno generati.La Salsa non è il prodotto (come ad esempio il Mambo cubano) dell’abilità o della fantasia di alcuni coreografi, al contrario è il prodotto della fantasia popolare, nasce per strada spingendo così ogni singolo ballerino ad attingere dal folklore del paese in cui vive oltre che dalla propria cultura musicale. Certamente Salsa vuole dire passione, calore, ballo, comunicazione, ma anche critica, politica, avanguardia, contaminazione, espressione di molteplici linguaggi; perché nella lunga storia della musica latino americana il rapporto tra impegno e divertimento, tra pensiero e fisicità, è sempre stato strettissimo.C’è uno scrittore colombiano che scrive: “Ballare Salsa significa conoscere un ampio repertorio forgiatosi al ritmo del Son, della Guaracha, del Mambo, del Cha cha chà, della Rumba, persino del Rock and roll”. Musicalmente parlando la Salsa è un discendente cittadino del Son, un prodotto che rispetta gli schemi ritmici e armonici del suo predecessore, ma che possiede un’ altra forma di espressione basata su strumentazioni e orchestrazioni differenti e sulla diversità dei testi spesso ricchi di forti contenuti sociali.Ci sono molte ipotesi sulle origini del termine Salsa.Anche a New York in tanti hanno rivendicato la paternità del nome, ma il più accreditato è senza dubbio il giornalista Izzy Zanabria: ”In realtà io non inventai la parola, era già sulla bocca di tutti: Salsa y sabor era un’ espressione comune tra la gente. Certamente una data importante fu il 1975 quando facemmo pressioni sulla NARAS (l’ Accademia che assegna i Grammy) affinché desse alla musica latina, fino ad allora definita musica etnica, la sua propria categoria. Si ufficializzò così l’ uso della parola Salsa”.Nel corso della sua breve storia la Salsa ha subito trasformazioni e certamente continuerà a subirne; così dalla Salsa Brava o Salsa Gorda degli inizi siamo passati alla Salsa Conciencia dai contenuti fortemente sociali (Willie Colon, Calmieri, Ruben Blades…). E poi il Latin Hustle, la Salsa Romantica o Erotica (Eddy Santiago, Frankie Ruiz, Willie Gonzales….), la Salsa-Mambo, e ancora il Latin Jazz, la Salsa Rap o l’Hip Hop Salsa.

AFRO CARAIBICA:
Nella musica afro-caraibica non esiste un’orchestra base, ma diverse formazioni ognuna delle quali con un suono molto caratteristico.Da notare il fatto che se la sezione fiati determina la parentela tra musica Jazz e Salsa, la sezione ritmica è quella che la lega alla tradizione africana e che soprattutto la differenzia da altri generi musicali; infatti una delle caratteristiche principali della ritmica della Salsa è la mancanza della batteria jazz, e il ritmo è principalmente caratterizzato dal fatto che le percussioni accentuano sempre i tempi deboli. A Cuba si è sempre usato dire: “Sin clave no hai Son” e questo perché tutta la musica afro-cubana gira intorno a due bastoncini di legno duro che si chiamano appunto claves. Questi bastoncini eseguono quella figura ritmica, a volte sottintesa, denominata clave che è anche l’ attuale struttura della Salsa. Esistono tre diversi tipi di clave (intesa come figura ritmica): la clave di son, la clave di rumba e la clave brasilianaLa clave di son è quella che più frequentemente ascoltiamo nei brani di Salsa e si divide in clave 3/2 (chiamata clave blanca) e in clave 2/3 (chiamata clave negra).Nella sezione ritmica dei brani di Salsa troveremo anche: le congas che sono due tamburi cilindrici alti un metro (in realtà il nome corretto è tumbadoras, ma continueremo in queste dispense a chiamarle congas perché è il nome con le quali sono conosciute dalla maggior parte delle persone), i bongò che sono due piccoli tamburi di diverso diametro, e i timbales (cioè due tamburi forati, di differenti dimensioni, appoggiati sopra un sostegno generalmente metallico) la cui figura ritmica è la cascara, ottenuta percuotendo le bacchette sul fusto dello strumento piuttosto che sulla pelle. Altri strumenti sono: la campana (che viene solitamente suonata durante la parte denominata montuno), il guiro (una piccola cassa armonica di legno che si suona grattando con una bacchetta) e le maracas (due palle ovali generalmente ripiene di semi secchi).

IL SON:
Come il Danzon e la Rumba possono essere considerati rispettivamente la radice aristocratica e africana della Salsa, così il Son può considerarsi quella contadina. Il Son è un genere musicale con elementi melodici marcatamente spagnoli mescolati a una ritmica di radice africana, ed è considerato da molti il vero padre della Salsa. Se il Danzon era un ballo molto casto e formale, nel Son invece inizia a venire fuori la vera anima del popolo cubano, calda e passionale. Pur non avendo la carica erotica della Rumba, il Son offriva ai ballerini una maggiore libertà espressiva e veniva ballato “en contrattempo”, con il corpo leggermente flesso in avanti, seguendo non la melodia bensì le accentuazioni delle percussioni.

MERENGUE:
Il Merengue è un ballo folcloristico ampiamente diffuso e che molti considerano il ballo nazionale di Santo Domingo. Dal 1838 al 1849 un ballo chiamato Urpa o Upa Habanera girava per i Carabi arrivando a Porto Rico dove fu ben accolto. Questo ballo, che aveva un movimento chiamato appunto “merengue”, arrivando a Santo Domingo diventò di moda sostituendo in popolarità la Tumba intorno al 1850.

LA RITMICA:
Musicalmente la struttura della Salsa si divide in una parte più lirica (il son) ed una più ritmica (il montuno) caratterizzata dalla forma domanda e risposta, tipica della tradizione africana, in cui la voce solista dialoga con un coro. Anche se nelle sale vediamo spesso ballare un pò su qualsiasi tempo della musica, ci sono soltanto due modi corretti di interpretare la Salsa: a tempo oppure in contrattempo (da notare che il vocabolo giusto è proprio questo e non come si pensa il termine controtempo). Se balliamo a tempo (sulla melodia) stiamo interpretando la musica sui tempi forti. Se balliamo in contrattempo (sulla ritmica) stiamo interpretando la musica sui tempi deboli. In verità tutte le danze di origine afro-cubana nascono in contrattempo, seguendo i colpi delle percussioni; infatti seguire le percussioni era un’attitudine tipica dei ballerini di origine africana, mentre i bianchi si sentivano maggiormente a loro agio ballando sulla melodia. Ma è più corretto ballare in battere o in levare?Bisognerebbe tenere presente che solitamente una Salsa contenente figure ritmiche tipiche della Rumba, della Cumbia, della Conga e del Boogaloo viene meglio interpretata se ballata sull’1, mentre se il brano musicale contiene figure ritmiche del Son, del Mambo o del Cha-Cha-chà è quasi sempre meglio interpretata se ballata sul 2.

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